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La pancreatite è un processo infiammatorio,
acuto o cronico, a carico del pancreas.
Con pancreatite cronica si indicano tutte le affezioni del
pancreas a carattere cronico e fibrosante che producono un
danno permanente o disfunzione dell'organo. Lo stile di vita
(dieta, consumo di alcool e fumo) ha una stretta correlazione
con l'andamento della malattia che può presentarsi
con episodi di infiammazione acuta ricorrenti sino a determinare
danni cronici con dolore costante, malassorbimento persistente
e diabete, talvolta vi sono rapporti tra forme croniche e
acute, in altri casi tra i fenomeni non vi è alcuna
relazione.
Per pancreatite acuta si intende l'infiammazione sino
all'auto-digestione dei tessuti del pancreas causata dai suoi
stessi enzimi digestivi.
La pancreatite acuta è in primo luogo classificata
nelle sue forme in base ai fattori eziologici. Può
essere "pancreatite alcolica" (conseguenza di alcolismo),
oppure, più frequentemente in Italia, può essere
la conseguenza di una biliopatia, cioè di calcoli/fango
biliari o di altre patologie più rare dei dotti biliari,
pancreatici e della colecisti. Queste due cause insieme producono
più dell' 80% dei casi. Gli altri fattori, individuati
come responsabili dei restanti casi sono: a) Iperlipemia grave,
iperparatitoidismo o ipercalcemia. b) Cause meccaniche, come
ostruzione del dotto pancreatico principale o stenosi duoedenale.
c) Cause traumatiche, come una ferita a carico del pancreas
o le pancreatiti postoperatorie (10%), quali quelle conseguenti
a sfinterotomia endoscopica. d) Avvelenamento: pancreatiti
acute da farmaci o droghe per le cellule pancreatiche. E)
Idiopatiche (causa sconosciuta).
Inoltre della pancreatite acuta si distinguono due forme
diverse, che sono in effetti gradi di gravità o stadi
diversi di una ipotetica evoluzione della malattia. La forma
meno grave è la pancreatite edematosa (o edema pancreatico).
Si definisce così lo stadio di infiammazione e aumento
di volume della ghiandola in cui non si è ancora arrivati
alla morte di tessuti, in linea di principio è totalmente
reversibile senza danni permanenti al pancreas. La seconda
forma è la pancreatite necrotico-emorragica,clinicamente
in genere severa o grave. dove si ha la necrosi estesa in
aree di tessuto pancreatico e distruzione del sistema di vasi
che lo irrora.
La tripsina gioca un ruolo fondamentale, attivando i proenzimi
inattivi in fosfolipasi ed elastasi. La fosfolipasi A, in
presenza di piccole quote di sali biliarie di lisolecitina,
produce le lesioni necrotizzanti tipiche della pancreatite.
L'elastasi è in grado di digerire la parete dei vasi
sanguigni ed è quindi implicata nella patogenesi delle
lesioni emorragiche.
La diagnosi, che deve essere tempestiva, si ottiene interpretando
i sintomi e facendo ricorso ad indagini ematochimiche (amilasi
e lipasi) e radiologiche quali ecografia,TAC e Risonanza Magnetica.
Le pancreatiti acute sono mortali nel 15% dei casi. Il dato
statistico medio è poco indicativo, poiché la
mortalità è molto diversa nei diversi tipi di
pancreatite acuta: nella forma edematosa i casi di morte sono
meno del 2%, e sono tutti conseguenze dello shock ipovolemico
che, in pazienti con co - morbilità (presenza di altre
patologie), può insorgere nelle primissime fasi della
malattia. Invece i casi di pancreatite necrotico-emorragica
hanno una mortalità superiore al 30-40% dei casi e
si distinguono per gravità a seconda della quantità
di porzione ghiandolare colpita da necrosi. Quando le cellule
pancreatiche muoiono si liberano enzimi che possono danneggiare
altri organi e provocare crisi sistemiche. Se il pancreas
viene colpito interamente da necrosi la mortalità è
superiore al 60%. I casi più gravi di pancreatite acuta,
se non curati, provocano la morte del paziente entro 48 ore.
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